IL GRILLO E LA MONETA

20 settembre 2018


Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. Si erano conosciuti in India, dove l’italiano era andato per fare un viaggio turistico. L’indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria. Riconoscente, l’amico milanese aveva invitato l’indiano a casa sua. Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L’indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all’insistenza dell’amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo a Malpensa. Il giorno dopo, il milanese e l’indiano passeggiavano per il centro della città. L’indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero di avere un amico così esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l’indiano si fermò e disse: «Senti anche tu quello che sento io?».
Il milanese, un po’ sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient’altro che il rumore del traffico cittadino.
«Qui vicino c’è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l’indiano.
«Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti!».
«Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo», ribatté l’indiano e deciso si mise a cercare tra le foglie di alcuni alberelli striminziti. Dopo un po’ indicò all’amico, che lo osservava scettico, un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del suo concerto.
«Hai visto che c’era un grillo?», disse l’indiano.
«E’ vero», ammise il milanese. «Voi indiani avete l’udito molto più acuto di noi bianchi...».
«Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano. «Stai attento...». L’indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede. Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare.
«Hai visto?», spiegò l’indiano. «Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanto bianchi lo hanno udito?».


Durante le vacanze, ho pensato molto a voi e alle tante parole che noi, insegnanti ed educatori, vi riversiamo addosso... Quanto è utile tutto questo? E se la maggior parte delle parole andasse perduta? Qual è il senso del nostro agire?

In questo racconto ho trovato una risposta alle mie domande: mi sento un po’ come il grillo. Sento di dover trasmettere ciò che penso che sia veramente importante, nella consapevolezza che non tutti saranno in grado, o avranno voglia, di ascoltare veramente.

E voi? Beh! a voi spetta un compito importante per la vostra vita... scegliere le voci e i suoni che volete ascoltare, perché possono contribuire a orientare la vostra esistenza verso una meta eccezionale. E poi esercitarvi perché siate in grado di ascoltare queste voci anche tra il frastuono della vita quotidiana. Coraggio... e buon anno scolastico!!!