IL PROFUMO

8 novembre 2018


Il profumoGli indù raccontano una strana leggenda: la leggenda del capriolo delle montagne.
Tanti anni fa, c’era un capriolo che sentiva continuamente nelle narici un fragrante profumo di muschio. Saliva le verdi pendici dei monti e sentiva quel profumo stupendo, penetrante, dolcissimo. Sfrecciava nella foresta e quel profumo era nell’aria, tutt’intorno a lui.
Il capriolo non riusciva a capire da dove provenisse quel profumo che tanto lo turbava.
Era come il richiamo di un flauto a cui non si può resistere. Perciò il capriolo prese a correre di bosco in bosco, alla ricerca della fonte di quello straordinario e conturbante profumo.
Quella ricerca divenne la sua ossessione. Il povero animale non badava più né a mangiare, né a bere, né a dormire, né a nient’altro. Esso non sapeva da dove venisse il richiamo del profumo, ma si sentiva costretto ad inseguirlo attraverso burroni, foreste e colline, finché affamato, esausto, stanco morto, andò avanti a casaccio, scivolò da una roccia e cadde ferendosi mortalmente.
Le sue ferite erano dolorose e profonde. Il capriolo si leccò il petto sanguinante e, in quel momento, scoprì la cosa più incredibile. Il profumo, quel profumo che lo aveva sconvolto, era proprio lì, attaccato al suo corpo, nella speciale “sacca” porta muschio che hanno tutti i caprioli della sua specie.
Il povero animale respirò profondamente il profumo, ma era troppo tardi...


Che cosa cerchiamo? E come cerchiamo?
Probabilmente spesso sentiamo in noi un richiamo verso qualcosa, ( o Qualcuno), di più grande, di più bello, di più dolce... ma poi siamo ancora inghiottiti dalla routine. Sono troppe le cose da fare, troppe quelle da dire, troppe quelle a cui pensare. Per il “profumo” che ci attrae non rimane che qualche episodico ritaglio del nostro tempo.
La nostra vita scorre e noi perdiamo consapevolezza di ciò che veramente conta e corriamo dietro a ciò che non può darci il senso più profondo dell’esistenza...
Eppure, se realmente c’è in noi anche un flebile richiamo di infinito, la speranza è sempre viva. La direzione da seguire è chiara: non fuori, ma dentro di noi, nel angolo più nascosto della nostra dimensione spirituale, proprio lì si trova Dio.


“Troppo tardi ti ho amata, bellezza sempre antica e sempre nuova, troppo tardi ti ho amata. Eri dentro di me, ma io ero fuori e senza bellezza e mi precipitavo verso quelle bellezze che tu hai fatto e che, senza di te, non potrebbero esistere.
Tu sei sempre con me, ma io non ero con te”. (S. Agostino)