LA MANO E LA SABBIA

10 gennaio 2019


La mano e la sabbiaGiorgio, un ragazzo di tredici anni, passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. Ad un tratto le chiese: “Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?”.
La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l’alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì fra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece ben aperta l’altra mano: la sabbia vi restò tutta.
Giorgio osservò stupito. Poi esclamò: “Capisco”.


I nostri amici non sono oggetti, beni di consumo. Non ci appartengono. Se è davvero difficile trovare veri amici forse è perché è difficile essere veri amici. Spesso vorremmo che gli amici fossero solo nostri, che la nostra relazione fosse esclusiva e gli altri li vediamo come intrusi.
Di più: vorremmo che i pensieri dei nostri amici fossero uguali ai nostri; i loro gusti, le loro azioni ripetessero né più né meno che quello che preferiamo e facciamo noi. In parole povere: vorremmo mettere un limite alla loro indipendenza ed alla loro libertà. E magari tutto questo lo chiamiamo anche amore, amicale ma comunque amore.
Qualcuno ci ha detto che amare vuol dire donare senza pretendere nulla in cambio. Ci sembra un’idea folle ma ancora oggi chi ha amato così è l’Amico più richiesto, quello che tutti vorrebbero, quello di cui tutti desiderano l’abbraccio che dà sicurezza. Forse le cose stanno proprio così. Magari se guardiamo verso di Lui possiamo imparare.
Dietro un’immaginetta della Madonna, dimenticata in un santuario di montagna, un sacerdote ha trovato la preghiera dell’accoglienza. Leggiamola insieme. Anzi preghiamola insieme:

Signore,
aiutami ad essere per tutti un amico,
che attende senza stancarsi, che accoglie con bontà,
che dà con amore, che ascolta senza fatica,
che ringrazia con gioia.
Un amico che si è sempre certi di trovare quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad essere una presenza sicura,
a cui ci si può rivolgere quando lo si desidera;
ad offrire un’amicizia riposante, ad irradiare una pace gioiosa,
la tua pace, o Signore.
Fa’ che sia disponibile ed accogliente
soprattutto verso i più deboli e indifesi.
Così, senza compiere opere straordinarie,
io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino,
Signore della tenerezza.