L'ENIGMA DELLE LAPIDI

17 gennaio 2019


L'enigma delle lapidiUn turista si fermò per caso nei pressi di un grazioso villaggio immerso nella campagna. La sua attenzione fu attirata dal piccolo cimitero: era circondato da un recinto di legno lucido e c’erano tanti alberi, uccelli e fiori incantevoli. Il turista si incamminò lentamente in mezzo alle lapidi bianche distribuite a casaccio in mezzo agli alberi.
Cominciò a leggere le iscrizioni. La prima: Giovanni Tareg, visse 8 anni, 6 mesi, 2 settimane e 3 giorni. Un bambino così piccolo seppellito in quel luogo...
Incuriosito l’uomo lesse l’iscrizione sulla pietra di fianco, diceva: Denis Kalib, visse 5 anni, 8 mesi e 3 settimane. Un altro bambino...
Una per una prese a leggere tutte le lapidi. Recavano tutte iscrizioni simili: un nome e il tempo esatto della vita del defunto, ma la persona che aveva vissuto più a lungo aveva superato a malapena gli undici anni... Si sentì pervadere da un gran dolore, si sedette e scoppiò in lacrime.
Una persona anziana che stava passando rimase a guardarlo piangere in silenzio e poi gli chiese se stesse piangendo per qualche famigliare.
«No, no, nessun famigliare», disse il turista, «ma cosa succede in questo paese? Cosa c’è di così terribile da queste parti? Quale orribile maledizione grava su questa gente, per cui tutti muoiono bambini?».
L’anziano sorrise e disse: «Stia sereno. Non esiste alcuna maledizione. Semplicemente qui seguiamo un’antica usanza. Quando un giovane compie quindici anni, i suoi genitori gli regalano un quadernetto, come questo qui che tengo appeso al collo. Ed è tradizione che, a partire da quel momento, ogni volta che ognuno di noi vive intensamente qualcosa e annota quanto tempo è durato il momento di intensa e profonda felicità. Si è innamorato... per quanto tempo è durata la grande passione? Una settimana? due? tre settimane e mezzo? E poi... l’emozione del primo bacio quanto è durata? Il minuto e mezzo del bacio? due giorni? una settimana? E la gravidanza e la nascita del primo figlio? E il matrimonio degli amici? E il viaggio più desiderato? E l’incontro con il fratello che ritorna da un paese lontano? Per quanto tempo è durato il piacere di quelle situazioni? Ore? Giorni? E così continuiamo ad annotare sul quadernetto ciascun momento in cui assaporiamo il piacere... ciascun momento. Quando qualcuno muore, è nostra abitudine aprire il suo quadernetto e sommare il tempo in cui ha assaporato una soddisfazione piena e perfetta per scriverlo sulla sua tomba, perché secondo noi quello è l’unico vero tempo vissuto».


Quanto tempo abbiamo veramente vissuto fino ad oggi?
Difficile fare un calcolo, anche approssimativo.
Non siamo abituati a chiederci quale tempo tra quello vissuto oggi è davvero prezioso, importante, bello, vero.....
La vita fugge e corriamo il rischio di non renderci conto di ciò che ci passa per le mani: relazioni, amicizie, amori.
Il numero dei nostri anni è del tutto relativo. Acquista un suo valore solo quando la vita è piena. Altrimenti rimane quel che è: numero.
Fra qualche giorno vivremo la festa di Don Bosco. Uno dei suoi ragazzi più preziosi si chiama Domenico Savio. Visse quindici anni. Reali. E tanto di ciò che Domenico visse in quello che a noi sembra un tempo breve viene raccontato ancora oggi. Di tanti altri uomini suoi contemporanei, dalla vita cronologica lunghissima, non conosciamo nemmeno il nome. C'è poco da raccontare, anzi nulla.
Ma non è la fama che conta, Domenico non ci pensava neanche a diventare famoso. Il suo desiderio profondo, lo aveva espresso chiaramente a Don Bosco, era farsi santo. In parole semplici essere felice per sempre. Con Dio. E quindici anni sono stati per lui sufficienti perché alla fine, soddisfatto, potesse chiudere gli occhi, sorridere e dire: «Che bella cosa io vedo mai!». È sempre il tempo giusto per iniziare. Non ci sono limiti di età.
Ognuno di noi può calcolare alla fine di ogni giornata il tempo che ha vissuto veramente. E se è andata male, nessuno scoraggiamento. Domani si riparte, si ricomincia.

Chiuderei citando una frase di Henry David Thoreau citata nel bellissimo film "L'attimo fuggente": "Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita... per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto".

Buona vita!