L’EQUILIBRISTA

14 marzo 2019


L'equilibristaUn funambolo viveva facendo acrobazie, senza alcuna rete di salvataggio, su una fune che tendeva ad altezza vertiginosa. Una volta, tese la sua fune sulla piazza del mercato di una piccola città e poi invitò con un altoparlante la gente a vedere la sua abilità.
Si radunò una gran folla. L’acrobata percorse la corda, dapprima lentamente, poi di corsa, poi come se danzasse. La gente applaudiva entusiasta.
L’uomo portò sulla corda una sedia, nonostante l’appoggiasse soltanto con due gambe, si sedette tranquillamente su di essa e aprì il giornale fingendo di leggere. Dondolò pericolosamente in avanti e indietro, strappando urla di spavento agli spettatori. Ma sempre, sorridendo, l’acrobata riprendeva l’equilibrio sul sottile cavo d’acciaio.
Ad un certo punto, l’equilibrista mostrò una bicicletta e con un megafono si rivolse agli spettatori, ormai numerosissimi.
“Percorrerò la corda avanti e indietro con questa bicicletta. Pensate che possa farcela?”.
“Ma certo!” gridarono tutti convinti.
L’equilibrista sorrise: “Allora, se avete tanta fiducia nella mia abilità, uno di voi venga con me. Lo porterò a fare un giro sulla corda!”.
Sulla piazza scese un profondo silenzio. Nessuno aveva tanto coraggio.
Improvvisamente si fece avanti un ragazzo. “Vengo io sulla bicicletta!”, gridò.
L’equilibrista gli indicò la scaletta per salire fino all’altezza della fune. Lo fece sedere con lui sulla bicicletta e cominciò tranquillamente a pedalare sul cavo in perfetto equilibrio mentre la gente tratteneva il fiato. Percorse la fune due volte. Alla fine scoppiò un fragoroso applauso.
Quando il ragazzino scese a terrà uno gli domandò: “Non avevi proprio paura lassù?”. Il ragazzo sorrise: “Neanche un po’. Quell’uomo è mio padre!”.


E noi? Abbiamo qualcuno di cui possiamo fidarci così ciecamente? Qualcuno a cui saremmo disposti ad affidare persino la nostra stessa vita?
Certo non si tratta di correre dei rischi inutili, di giocare o scherzare con la nostra incolumità fisica. Tuttavia, spesso non siamo consapevoli di quanto rischiamo nell’affidare agli altri la possibilità di vincere la nostra sfida più grande: la nostra crescita!
Gli antichi padri della chiesa chiamavano la figura che può indicarci la strada “guida (o padre) spirituale”. Ognuno di noi dovrebbe averne una...un educatore, un punto di riferimento, la nostra bussola che può indicarci la giusta direzione.
Anzitutto dobbiamo sentire il desiderio di trovare una guida simile e poi chiedere a Dio di mettere sulla nostra strada qualcuno a cui affidare ad occhi chiusi la nostra crescita. Tutti ne abbiamo bisogno.
Ricordati cosa dice Siracide 6,36 “Che il tuo piede logori i gradini della porta del saggio”.