Molecola


Realizzazione di un modellino di DNA


Ciascun alunno del 2º Classico B ha realizzato un modellino di DNA servendosi di vari materiali. Presentiamo qui alcuni dei loro lavori.




Visita ai Musei Gemmellaro e Doderlein


Alcune relazioni dei ragazzi del 2º Classico B sulla visita a questi due musei della nostra città.




Giornata dell'Unesco sull'educazione all'energia sostenibile


Energia sostenibileNei giorni scorsi noi alunni del quarto anno abbiamo partecipato alla giornata dell'Unesco sull'educazione all'energia sostenibile.

Durante l'incontro ci sono stati illustrati alcuni progetti che l'Enel sta cercando di attuare, come l'Enel Drive, le Smart Grid e le Smart cities. Dal momento che nelle aree urbane si concentrano i maggiori consumi e sviluppi energetici, le città del futuro avranno reti intelligenti e sistemi flessibili studiati sui bisogni dei cittadini (ad esempio poter monitorare tutti i consumi dal telefono). Questo è l'obbiettivo del millennio e la grande sfida delle Smart Cities; le Smart Grids sono le reti intelligenti, queste utilizzano prodotti e servizi uniti a tecnologie evolute di monitoraggio, controllo, comunicazione al fine di: fornire ai clienti strumenti per ottimizzare i propri consumi e migliorare il funzionamento del sistema globale, come ad esempio diffondere un'infrastruttura di ricarica per la mobilità elettrica.

Energia sostenibile Con il progetto Enel Drive, Enel ha avviato una serie di progetti pilota per sviluppare una rete di infrastrutture di ricarica e per garantire un servizio diffuso efficiente e di facile utilizzo, la mobilità elettrica servirà per ridurre le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti. Le Smart cities puntano a creare nuovi sistemi di accumulo che sfruttano l'energia prodotta in eccesso per usarla dove e quando serve eliminando gli sprechi e coinvolgere l'amministrazione per costruire edifici efficienti. La nuova edilizia quindi dovrà essere improntata a criteri di maggiore sostenibilità, mentre quelli esistenti dovranno essere soggetti a interventi di riqualificazione energetica.
Enel è la prima azienda in europa a puntare a questo progetto di città intelligenti. Il cliente potrà produrre energia attraverso i pannelli fotovoltaici, utilizzarla e poterla anche vendere. Fondamentale per riuscire ad attuare questi progetti sarà la partecipazione della popolazione.

Abbiamo anche visto alcuni filmati che riguardavano due centrali italiane come la centrale di Torre Valdani dove si trova uno degli impianti a carbone più avanzati al mondo e consente di ridurre le sostanze tossiche e la centrale di Priolo Gargallo in cui è cominciata una nuova era per l'energia rinnovabile con un impianto solare. Infatti si trovano degli specchi parabolici che si spostano verso il sole e trasformano l'energia solare in calore. È stata un'esperienza formativa che cercheremo di ripetere, questa volta dal vivo andando a visitare una centrale.



Energia sostenibile
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Gli studenti del liceo scientifico dell'Istituto Don Bosco di Palermo visitano i Qanat e la Cuba di Palermo


Nei giorni scorsi noi ragazzi del IV Scientifico A, accompagnati dai nostri docenti Vella di Scienze, Carlo Marsala Fanara di Fisica e Martorana di Storia dell'Arte, abbiamo visitato i Quanat di Palermo e la Cuba.

I Qanat sono dei canali che seguendo le particolari conformazioni del terreno e la morfologia friabile della roccia vennero costruiti dagli Arabi, per portare acqua in superficie intercettando le falde naturali del terreno.

Attualmente sono tre i canali visitabili e vengono organizzate visite guidate da parte di speleologi che ci hanno guidato lungo il corso e ci hanno spiegato le tecniche con le quali venivano realizzate queste opere ed a cosa servivano.

È stata una esperienza positiva che non capita spesso e che ci ha incuriositi particolarmente. Dopo questa originale esperienza che ha arricchito le nostre conoscenze, insieme ai nostri professori ci siamo spostati nel quartiere Calatafimi dove abbiamo visitato la Cuba costruita nel 1180 da Guglielmo II come luogo per il riposo del sovrano.

Qanat - 1

 

Qanat - 2

 

Qanat - 3

 

Qanat - 4

 

Qanat - 5

 

Qanat - 6

 

La Cuba - 1

 

La Cuba - 2

 



Visita del V classico sez. A al qanat gesuitico alto


Qanat - 1Martedì 18 novembre 2014 noi, alunni del 5°classico A, accompagnati dal prof. Milazzo e dal prof. Filippone, abbiamo visitato il qanat gesuitico alto, ovvero un tratto dell’acquedotto arabo sotterraneo che scorre sotto parte della città di Palermo. Prima di iniziare l’esperienza molti di noi avevano manifestato dei timori di fronte alla prospettiva di scendere alla profondità di ben 16m nel sottosuolo, al buio, con l’acqua quasi fino alle ginocchia, ma fin dall’inizio dell’esperienza ci siamo resi conto che non vi era nulla da temere.

Non appena arrivati nella zona di Via Nave/Corso Calatafimi, presso uno degli ingressi del qanat, siamo stati accolti da un gruppo di esperti speleologi, membri dell’Associazione Culturale Palermo CulTour che si prodiga per la valorizzazione e la riscoperta delle bellezze storiche, artistiche e culturali della città di Palermo. Qanat - 2Prima della visita, gli esperti ci hanno sinteticamente esposto il funzionamento di queste antiche ed affascinanti strutture idriche sotterranee, costruite durante l’epoca araba per convogliare l’acqua delle sorgenti fino alle zone abitate e coltivate, permettendo la realizzazione a Palermo dei tanti, magnifici giardini che la resero famosa in tutto il mondo antico come “Medina”(città-paradiso).

I qanat vennero costruiti attraverso una brillante tecnica idraulica, approfittando della naturale pendenza del terreno, costituiti da un canale sotterraneo al quale sono annessi tanti cunicoli più stretti. La parte del lavoro forse più complessa consisteva nell’individuare le falde acquifere, dopodiché si cominciava a scavare un primo pozzo fino al raggiungimento dello strato impermeabile del terreno su cui scorre l’acqua. I pozzi si trovano a una distanza media di circa 50m l’uno dall’altro, alcuni sono chiusi, altri aperti e ancora in parte utilizzati dai giardini circostanti.
I muqannī, ovvero gli antichi operai idraulici arabi, dopo aver scavato due pozzi contemporaneamente ed essere scesi in profondità, continuavano a scavare orizzontalmente, col solo ausilio di piccole lanterne, gli uni verso gli altri, fino ad incontrarsi, dopodiché scavavano due nuovi pozzi e ripetevano lo stesso procedimento, reso faticoso anche dal lavoro non indifferente di smaltimento degli ingombranti detriti di terra, che dovevano essere condotti fuori dal pozzo man mano che si continuava a scavare.

Qanat - 3Il qanat alto, a differenza del qanat basso che è stato riscoperto soltanto nel 1900, ha sempre avuto diversi ingressi aperti ed è stato sempre sfruttato nel corso degli anni, subendo diverse modifiche anche a livello strutturale. Infatti, fino al 1800 sono stati compiuti ulteriori scavi di allargamento in diversi tratti del canale principale, dei quali restano molteplici tracce ancora oggi. Inoltre, durante la seconda guerra mondiale molte famiglie che abitavano nella zona erano costrette a rifugiarsi all’interno di questi cunicoli durante i bombardamenti, prima della costruzione del vero e proprio rifugio anti-aereo di Boccadifalco. Dopo l’interessante spiegazione degli esperti, ci siamo rapidamente preparati per calarci all’interno del canale principale e cominciare la vera e propria esplorazione.

Indossati gli stivali, l’impermeabile e il caschetto con la lampadina, aiutati dalle nostre guide, siamo scesi lungo il profondo pozzo, aggrappati ad una scaletta di metallo e saldamente legati ad una fune di sicurezza. In questo modo ha avuto inizio la nostra, come avrebbero detto gli antichi greci, katabasis, cioè “discesa” nel sottosuolo. Fin da subito abbiamo compreso l’importanza fondamentale delle nostre attrezzature; l’acqua, infatti, scorreva coprendoci del tutto i piedi, arrivando in alcuni tratti a bagnare persino le ginocchia. E’ stato molto affascinante osservare quel soffitto, alzato dagli scavi compiuti nell’800, da cui sgorgava acqua come da tante piccole sorgenti, per poi scivolare delicatamente lungo le pareti.

Qanat - 4 Le guide ci hanno fatto notare le punte estreme delle radici degli alberi che spuntavano dal soffitto del canale, il che sottolineava ulteriormente la profondità a cui ci trovavamo.
Lungo il percorso abbiamo notato diversi segni del passaggio dell’uomo nei secoli, come la presenza di massi di tufo, necessari per stabilizzare la struttura, detriti di antichi scavi ammassati agli angoli dei cunicoli e piccole buche nelle pareti, in cui venivano poste nel ‘700 e l’800 lanterne o lampade ad olio, delle quali si possono ancora vedere piccoli resti ferrosi. In diversi tratti del percorso le pareti erano ricoperte da una colata di calcarenite anche nei tratti costituiti da massi di tufo, cosa che sottolinea quanto quelle strutture siano antiche. Siamo scesi in un livello ancora inferiore, in cui abbiamo ammirato sulle pareti una straordinaria quantità di meravigliosi fossili di conchiglie, rimaste perfette, incorrotte nella pietra. Alla fine del percorso la guida ci ha chiesto di compiere un gesto che ci ha stupiti: spegnere tutti per un attimo le luci dei nostri caschetti. Non appena lo abbiamo fatto, abbiamo capito immediatamente il perché di questa inusuale richiesta; attorno a noi non vedevamo nulla, eravamo totalmente immersi nel buio assoluto, poiché a quella profondità la luce non poteva penetrare in alcun modo.

La guida ci ha invitati ad assaporare questo buio certamente affascinante, che difficilmente potremo trovare così fitto altrove ed in altre circostanze. Molti pensarono spontaneamente al rischio di perdersi a quella profondità con la lampadina scarica e senza pile di scorta, ma per fortuna non è stato il nostro caso. Terminato il percorso, risalimmo uno ad uno lungo il pozzo, con le stesse precauzioni adottate per scendere e ci ritrovammo alla luce del sole.
Qanat - 5 Eravamo totalmente inzuppati, ma, grazie alle minuziose indicazioni ricevute precedentemente dal prof. Milazzo, eravamo muniti di un cambio completo, che ci ha permesso di tornare verso casa asciutti ed entusiasti per l’esperienza appena compiuta. Anche coloro che prima della visita avevamo manifestato perplessità e timori hanno ammesso di essersi divertiti e di essere pronti a ripetere l’esperienza al più presto. Io stesso nelle ore notturne avrò spesso nostalgia di quel buio particolare che mi ha affascinato e che di certo non ritroverò, per quanto ci provi, spegnendo il lume del mio comodino.

Alessio Arena