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Seconda domenica di Avvento"Noi guardiamo l'Avvento un po' troppo dalla parte dell'uomo. Forse bisognerebbe guardarlo di più dalla parte di Dio.

Dalla parte dell'uomo

C'è una parola chiave che caratterizza quest'arco dell'anno liturgico, e attorno alla quale noi articoliamo abilmente i contenuti dell'annuncio cristiano: attesa.
È come una bambola russa: ad aprirla, cioè, ne trovi un'altra: vigilanza. Se apri anche questa, ci trovi dentro speranza. E così via, fino a giungere alle più interessanti sottospecie della stessa famiglia. Messe tutte allo scoperto, queste bambole riempirebbero un tavolo di buoni sentimenti. (…)

Attesa. Vigilanza. Speranza. Preghiera. Povertà. Penitenza. Conversione. Testimonianza. Solidarietà. Pace. Trasparenza.

Dopo aver meditato i testi biblici, sarebbe interessante sedersi attorno al tavolo con la gente e chiedere, per ogni bambola russa, il nome delle altre successivamente racchiuse. Ne verrebbe fuori un campionario di atteggiamenti interiori davvero interessante che, proprio perché elaborato da un processo critico, potrebbe essere assunto con più facilità come telaio ascetico su cui disegnare il cammino dell'Avvento. (…)
Senza dubbio tutto questo non è sbagliato. Però si corre il rischio di trasformare l'Avvento in una specie di palestra spirituale, in cui si pratica l'allenamento intensivo alle buone virtù.La qual cosa resta sempre un'esercitazione eccellente, ma dà un'immagine riduttiva di questo grande momento di grazia.

Dalla parte di Dio

Occorre allora guardare le cose anche dalla parte di DIo. Sì, perché anche in cielo comincia l'Avvento, il periodo dell'attesa.
Qui sulla terra è l'uomo che attende il ritorno del Signore. Nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell'uomo.
È una visione prospettica splendida, che ci fa recuperare una dimensione meno preoccupata degli aspetti morali della vita cristiana e più interessata a cogliere il disegno divino di salvezza. Forse si potrebbe ripetere anche qui il gioco delle bambole russe. Visto che anche per Dio la parola chiave dell'Avvento è attesa: ma quali ulteriori parole si potrebbero successivamente trovare l'una all'interno dell'altra? Si può provare ad indicarne due: salvezza e pace.
La parola salvezza evoca il progetto finale di DIo. I popoli che salgono al monte del SIgnore e che esultano finalmente dinanzi a Gerusalemme, esprimono il trsalimento di DIo, che vede raccolte attorno a sé tutte le genti nello stadio finale del Regno. Attese irresistibili di comunione. Solidarietà con l'uomo. Bisogno di comunicargli la propria vita. Disponibilità ad un perdono senza calcoli. Questi sono i sentimenti di Dio, così come ci viene dato di coglierli nella filigrana delle letture bibliche.

Oggi è impossibile non rifarsi alla tenerezza del Padre, alle sue sollecitudini, alle sue ansie per il ritorno a casa di ogni figlio. Viene in mente l'espressione della parabola del figlio prodigo: «Mentre era ancora lontano, il padre lo vide» (Lc 15,20).
Di qui l'avvio della speranza in ognuno di noi. Coraggio, «la notte è avanzata, il giorno è vicino. La nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti» (Rm 13,11).
Di qui anche l'avvio dell'impegno. Che cosa fare per non deludere le attese del Signore? Quali sono le «opere delle tenebre»di cui bisogna liberarsi, e quali le «armi della luce» di cui bisogna rivestirsi? (…

La parola «pace» evoca, invece, tutta una serie di percorsi obbligati per giungere alla salvezza. Oggi non bisogna lasciarsi sfuggire l'occasione della concretezza, per dire senza frasi smorzate che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono il compito primordiale di ogni comunità cristiana.(…)
La parola del Signore non tollera interpretazioni di comodo. Se noi cristiani permetteremo l'ingrandirsi degli arsenali delle spade e delle lance a danno dei depositi dei vomeri e delle falci, non risponderemmo alle attese di Dio.
Così pure, se non sapremo leggere in termini fortemente critici le esercitazioni dei popoli nell'arte della guerra, sviliremo Isaia, estingueremo la nostra critica profetica e, difficilmente, nella notte di Natale potremo accogliere l'esplosione dello shalom annunciato dagli angeli agli uomini che Dio ama (Lc 2,14)"

da un'omelia di don Tonino Bello, Vescovo