SBAGLIANDO... SI INSEGNA

15 febbraio 2018


Sbagliando... si insegna!Nelle ultime due serate trascorse, Rai Uno ha mandato in onda una fiction televisiva dal titolo Fabrizio De Andrè, principe libero. La miniserie ha presentato una sintesi della biografia di uno dei massimi rappresentanti del cantautorato italiano di tutti i tempi.
La messa in onda, come vuole la normale prassi pubblicitaria, è stata preceduta dalla consueta attività di promozione. Se n’è parlato domenica sera a Che tempo che fa, trasmissione condotta da Fabio Fazio, che ha ospitato gli attori protagonisti della fiction, Luca Marinelli e Valentina Bellè, oltre che Dori Ghezzi, moglie del cantautore genovese scomparso nel 1999.

Alla fine del loro intervento, un altro ospite ha omaggiato De Andrè con un suo tributo: si tratta di Francesco Gabbani, cantautore italiano e vincitore di due Festival di Sanremo, nel 2016 tra le nuove proposte, con il brano Amen, e nel 2017 tra i big, con Occidentali’s Karma.
Gabbani ha presentato una sua singolare versione di “Bocca di rosa”, uno dei brani più famosi di Faber (soprannome di De Andrè creato dall’amico di gioventù Paolo Villaggio).
Poi, un momento... strano. Gabbani, all’improvviso, si è fermato e ha chiesto scusa. Perché? Perché arrivato alla frase “E arrivarono quattro gendarmi...”, tradito dall’emozione, ha sbagliato le parole.
Non ho idea di quante persone, tra i milioni di spettatori che seguivano la trasmissione, si fossero accorti dell’inconveniente. A me, con tutta sincerità, era sfuggito. Ma non è passato inosservato il gesto del giovane cantautore che, (come nei giorni seguenti hanno sottolineato alcune testate giornalistiche ed alcuni blog sulla rete), denota un’umiltà non comune, soprattutto in chi ha assaporato il successo.

Una grande lezione.

L’umiltà non è certo una virtù allineata con la moda corrente. Siamo spronati all’affermazione, al successo, ai cinque minuti di celebrità, alla collezione di like e follower, agli applausi, alle luci della ribalta.
Combattiamo una gara all’impronta dell’arrivismo. Dobbiamo fare di tutto per ottenere il risultato migliore e poco importa quali mezzi usiamo per ottenerlo perché, in fin dei conti, il fine giustifica i mezzi.
Così se per arrivare in alto bisogna calpestare qualcuno come bulldozer siamo pronti a farlo.
Se per ottenere un risultato dobbiamo usare un inganno, non c’è rimorso di coscienza che può frenarci. Anche a scuola.
Perché, anche in questo caso, tutto comincia dalle piccole cose.
Comincia da giochi di gelosie, che portano ad escludere ed isolare chi mette “in pericolo” la nostra supremazia (“se vuoi essere mio amico non devi stare con quello/a lì!”). Comincia dalla ricerca dell’amico utile, della relazione interessata.
Ma non c’è amore quando ciò che cerchiamo è l’utilità.
L’amore non ha interessi. È per sua natura disinteressato.

Qualcuno afferma che nel nostro mondo l’umiltà non paga.
Sarà! Ma domenica sera, quel semplice gesto, quel semplice “scusate” di Francesco Gabbani, è stato ricompensato da un segno di affetto da parte di Dori Ghezzi che non ha prezzo, ma un grande valore: il dono di un foglio con il testo di “Bocca di rosa” scritto a mano da Fabrizio De André.

Abbiamo sempre sentito dire, fin da piccoli, che sbagliando si impara.
Da quell’episodio televisivo di domenica sera ho potuto constatare che sbagliando... si insegna!
Perché nessuno di noi è immune dall’errore. Questo dovrebbe bastare a farci stare un po’ più con i piedi per terra!