UN SORRISO ALL'AURORA

14 febbraio 2019


Un sorriso all'auroraRaoul Follerau si trovava in un lebbrosario in un’isola del pacifico. Un incubo di orrore. Solo cadaveri ambulanti, disperazione, rabbia, piaghe e mutilazioni orrende.Eppure, in mezzo a tanta disperazione, un anziano malato conservava occhi sorprendentemente luminosi e sorridenti. Soffriva nel corpo ma dimostrava attaccamento alla vita, non disperazione, e dolcezza nel trattare gli altri. Incuriosito da quel vero miracolo di vita, nell’inferno del lebbrosario, Follerau volle cercarne la spiegazione: che cosa mai poteva dare tanta forza di vivere a quel vecchio colpito dal male?
Lo pedinò, discretamente. Scoprì che, immancabilmente, allo spuntar dell’alba, il vecchietto si trascinava al recinto che circondava il lebbrosario, e raggiungeva un posto ben preciso.Si metteva a sedere ed aspettava.
Non era il sorgere del sole che aspettava. Né lo spettacolo dell’aurora del pacifico.
Aspettava fino a quando, dall’altra parte del recinto, spuntava una donna, anziana anche lei, con il volto coperto di rughe finissime, gli occhi pieni di dolcezza. La donna non parlava. Lanciava solo un messaggio silenzioso e discreto: un sorriso. Ma l’uomo si illuminava a quel sorriso e rispondeva con un altro sorriso.
Il muto colloquio durava pochi istanti, poi il vecchietto si rialzava e trotterellava verso le baracche. Tutte le mattine. Una specie di comunione quotidiana. Il lebbroso, alimentato e fortificato da quel sorriso, poteva sopportare una nuova giornata e resistere fino al nuovo appuntamento con il sorriso di quel volto femminile. Quando Follerau chiese spiegazioni, il lebbroso gli disse: “E’ mia moglie!”. E dopo un attimo di silenzio: “Prima che venissi qui, mi ha curato in segreto, con tutto ciò che riusciva a trovare. Uno stregone le aveva dato una pomata. Lei, tutti i giorni, me ne spalmava la faccia, salvo una piccola parte, sufficiente per darmi un bacio... Ma tutto è stato inutile. Allora mi hanno preso, mi hanno portato qui. Ma lei mi ha seguito. E quando ogni giorno la rivedo, solo da lei so che sono ancora vivo, solo per lei mi piace ancora vivere”.

Può darsi che stamattina qualcuno ci ha già sorriso e non ce ne siamo accorti. Può darsi che qualcuno sia in attesa del nostro sorriso. Se entriamo in chiesa o se cerchiamo nel nostro intimo l’incontro con Dio potremmo accorgerci che Lui per primo ci accoglie con il suo sorriso. Solo quando lo sperimentiamo in profondità possiamo dire: “Solo da Lui so che sono ancora vivo, solo per Lui mi piace ancora vivere”.