I SOGNI CONGELATI

17 gennaio 2020


Risiko

Giro girotondo,
casca il mondo,
casca la terra,
tutti giù per terra!

Giro girotondo
Il mare è fondo,
tonda è la terra,
tutti giù per terra!

Giro girotondo
L’angelo è biondo,
biondo è il grano,
tutti ci sediamo!

Giro girotondo
Il pane è cotto in forno,
buona è la ciambella,
tutti giù per terra!


Sai, amico mio, con i ragazzi di quarto scientifico siamo andati già un paio di volte a passare un po’ di tempo con dei bambini molto piccoli, (quasi tutti figli di immigrati), in un asilo situato nella sede di una scuola del quartiere Albergheria, nei pressi di Ballarò.

La filastrocca del Girotondo non conosce tramonto. Affascina tutti i bambini. Non importa se a cantarla non riescono tutti. Alcuni tra loro non sanno ancora parlare. Ma tenersi per mano, (grandi e piccoli), e girare secondo il tempo scandito dalla canzoncina ha un potere magico: i visi i di tanti colori diversi, gli occhi sgranati e sognanti, il sorriso a cui non si può resistere e poi, al “tutti giù per terra” arriva la risata collettiva.

Chissà quante filastrocche esistono al mondo come questa. Quanta magia.

Mi piacerebbe fare un viaggio. Chissà... magari in Costa d’Avorio.

Perché proprio in Costa d’Avorio? Non saprei. Il nome mi piace tanto. Mi fa pensare a una terra preziosa, ricca. Sicuramente bella. Dove si trova la Costa d’Avorio? Ho studiato, mio caro diario:

la Repubblica della Costa d’Avorio è un paese dell’Africa Occidentale che si affaccia sul Golfo di Guinea. Come molti paesi di quella parte del Continente Africano è un’ex-colonia francese, la sua autonomia e la sua indipendenza è alquanto recente ed è inserita tra quei paesi che vengono definiti “in via di sviluppo”.
L’economia, una delle più prospere dell’Africa, è basata soprattutto sull’agricoltura intensiva e sull’esportazione di caffè, cacao e olio di palma.

Ecco allora come potrei organizzarmi: pensandoci in tempo, potrei cercare la migliore offerta su internet e partire nei giorni suggeriti. Così, partendo da Palermo, raggiungerei Roma e da qui, se tutto va bene, con poco più di trecento euro, volerei fino ad Abidjan, la città più importante della Costa d’Avorio.
Non è difficile. Si può fare. In fin dei conti, è facile realizzare un sogno.

O forse no. Non ne farei nulla. Non andrei più ad Abidjan. Non per ora. Non per passare del tempo. Perché Abidjan mi fa pensare troppo ad un altro sogno, il sogno di un ragazzino della stessa età di molti miei alunni. Sembrava facile anche quel sogno. Neppure servivano i trecento euro. Non costava nulla. Chiedeva solo coraggio, coraggio in cambio di nulla.

Il sogno di un ragazzo di quattordici anni di cui non so pronunciare il nome... Ani Guibahi Laurent Barthélémy.

Non è andato a scuola Laurent, una mattina. Ormai aveva deciso, voleva raggiungere l’Europa. Gliene avevano parlato gli insegnanti e sicuramente i suoi parenti, i suoi amici, avevano descritto a lungo la bellezza dell’Europa. Lì, in Europa, avrebbe potuto cambiare la sua vita e forse anche quella dei suoi genitori e dei suoi fratelli. Avrebbe messo la parola fine alla sua miseria, a tutte le difficoltà della vita.

Ci voleva coraggio e lui ne ha avuto. Tanto.

Ma non gli avevano raccontato tutto.

Nascosto dietro un muretto dell’aeroporto di Abidjan vide un grande aereo pronto per alzarsi in volo verso Parigi. Erano le 22.55 quando, con uno scatto fulmineo, riuscì a oltrepassare la recinzione, eludere la sorveglianza, aggrapparsi ai grandi pneumatici dell’aereo e sollevarsi fino al vano del carrello.

Mentre i passeggeri a bordo, ben vestiti e comodamente seduti, ricevevano tutte le informazioni utili sulle misure di sicurezza dell’aereo, il ragazzo con una semplice t-shirt, si rannicchiava nel vano del carrello sognando ancora la sua meta... il suo ultimo sogno.

Perché non gli avevano raccontato tutto. Non gli avevano detto che nel vano del carrello non ci sarebbe stato il riscaldamento, quando a diecimila metri di altezza la temperatura sarebbe scesa a meno 50 gradi; non gli avevano spiegato che a quell’altezza la pressione dell’aria è così ridotta da fargli scoppiare il cuore.

Lo hanno trovato morto, il piccolo Laurent Barthélémy, alle prime ore del mattino quando il personale tecnico ha effettuato sull’aereo un controllo di routine.

Nelle prime notizie riportate su alcuni quotidiani, quando non era ancora stato identificato, qualcuno a provato disagio per definirlo bambino, ragazzo, giovane.

Clandestino, è stato scritto. A sottolineare che il problema da affrontare, prima ancora della povertà, della miseria, della disperazione che spinge ragazzi a scappare in qualunque modo dalla propria terra, è ancora una volta l’immigrazione clandestina.

Chissà se era questa l’Europa che Laurent aveva sognato. Forse no.

Pensa, caro diario, che il suo tragico viaggio non è il primo caso. Magari potessimo essere certi che sia stato l’ultimo.

Il 29 Luglio del 1999, Yaghuine Koita e Fode Tounkara, avevano 14 e 15 anni, si nascosero nella stiva di un aereo partito da Conakry in Guinea e diretto a Bruxelles. Morirono assiderati, ma il mondo si accorse di questi due bambini perché portavano una lettera scritta a mano all'Europa:

“Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell'Europa, Abbiamo l'onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell'Africa.

Ma prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti, adorabili e rispettosi. A tale fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in Africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso: ve ne supplichiamo per l'amore del vostro bel continente, per il vostro sentimento verso i vostri popoli, le vostre famiglie e soprattutto per l'amore per i vostri figli che voi amate come la vita. Inoltre per l'amore e la timidezza del nostro creatore "Dio" onnipotente che vi ha dato tutte le buone esperienze, la ricchezza e il potere per costruire e organizzare bene il vostro continente e farlo diventare il più bello e ammirevole tra gli altri.

Signori membri e responsabili dell'Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti.

Al livello dei problemi, abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo, eccetera. Quanto ai diritti dei bambini, in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole ma una grande mancanza di istruzione e d'insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento, ma ci vogliono molti soldi, e i nostri genitori sono poveri, in media ci danno da mangiare. E poi non abbiamo scuole di sport come il calcio, il basket, il tennis, eccetera.
Dunque in questo caso noi africani, e soprattutto noi bambini e giovani africani, vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l'Africa perché progredisca. Dunque se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa. Ciò nonostante noi vogliamo studiare, e noi vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi in Africa.
Infine: vi supplichiamo di scusarci moltissimo di avere osato scrivervi questa lettera in quanto voi siete degli adulti a cui noi dobbiamo molto rispetto. E non dimenticate che è con voi che noi dobbiamo lamentare la debolezza della nostra forza in Africa.

Scritto da due bambini guineani. Yaguine Koïta e Fodé Tounkara”.

Quando congeliamo qualcosa, lo facciamo perché sappiamo che quel qualcosa potrà così durare più a lungo.
Ma i sogni congelati dei bambini sono costretti a morire con loro.
Almeno che non riescano a scaldare il cuore di qualcuno.
Ed io lo spero.