Il cerchio della vita

Raccontami una storia Dal mare dei ricordi emergono, ogni tanto, delle immagini nitide, con l’evidenza di una foto che avresti voluto scattare o di una musica che avresti voluto suonare.
Una di queste immagini mi riporta agli anni spensierati della mia infanzia, alle sere d’inverno, quando fuori la pioggia e il vento, come una squadra ben organizzata, ripulivano le strade dalla polvere e dalle foglie, quando in casa calava il silenzio nelle stanze buie (si imparava a risparmiare!) e la televisione aveva da dirci qualcosa solo in alcuni orari. Stavo seduto sui pioli di una piccola scaletta in legno che permetteva di accedere al terrazzo. Lì vicino, mia madre dava sfogo alla sua creatività pedalando su una vecchia Singer e assemblando panni e stoffe colorate che oggi non avrebbero meritato alcuna attenzione.
Avevo voglia di viaggiare, visitare posti nuovi, conoscere il mondo, proprio come adesso. Le risorse economiche non lo permettevano, ma io conoscevo un sistema infallibile: “Mamma, mi racconti una storia?”. E si partiva!
Mai un no. Lei era sempre pronta e, mentre continuava a creare strofinacci, presine, federe, e persino abiti che io e i miei fratelli avremmo indossato con orgoglio, cominciava il suo racconto. E io mi ci perdevo dentro.
Non so ancora se quelle storie le avesse lette o ascoltate da qualche parte o le inventasse sul momento. Non ho mai chiesto se fossero vere, perché per me lo erano tutte, anche quelle in cui gli animali o le piante parlavano come gli uomini.
Le sentivo mie, quelle storie, erano il mio viaggio intorno al mondo.
Da ragazzo ho frequentato le scuole di Don Bosco. Il momento più atteso della giornata era quello della "buonanotte". Pochi minuti in cui qualcuno ci dava un pensiero edificante che spesso prendeva spunto proprio da una piccola storia. Piccole occasioni di riflessione, ma tanto preziose. Ricordo ancora perfettamente alcune di quelle storie, mi hanno accompagnato nel cammino, non sempre facile, della vita. I libri hanno fatto il resto.
Gli anni son passati. Ho avuto la possibilità di viaggiare, e pure tanto. Ma non si è mai spento quel desiderio di conoscere e di ascoltare e leggere storie.
Poi sono arrivato qui, nella nostra bellissima scuola. Mi è stato proposto di rivolgere ogni tanto un pensiero al mattino... la "buonanotte" è diventata "buongiorno", per ovvie ragioni.
Cosa avrei mai potuto dire? Ha senso raccontare ancora delle storielle nell'era della supertecnologia, delle immagini 3D, dei decibel al limite dell'umana sopportazione?
I dubbi erano tanti e neanche gli studi filosofici sull'argomento, che nel frattempo stavo facendo per motivi accademici, bastavano a dissiparli (le teorie, lo sappiamo, necessitano sempre di una conferma dall'esperienza).
Così ho provato e... è stato bello. Bello vedere lo sguardo attento di molti ragazzi (nonostante la dura battaglia contro il sonno mattutino), bello ricevere risonanze e commenti da alcuni di loro, bello sentire l'incoraggiamento dei colleghi, bello ascoltare ex alunni che dicono "prof., ci mancano le sue storielle" e poi raccontarne qualcuna perché è rimasta maggiormente impressa.
Il mondo è cambiato, certo, e cambierà ancora. Ma certe cose sembrano così radicate nella natura umana da non poter sparire. Che sia un graffito sulle pareti di una caverna o il tratto di una matita sulla carta, che sia una traccia audio o il disegno di una mano incerta... ci sarà sempre uno strumento adatto per qualcuno che desidera raccontare una storia e per qualcuno che vuole ascoltarla.
Perché ogni storia parla della vita, qualunque sia il suo contenuto: della vita passata, di quella presente e di quella futura... anche se non ce ne accorgiamo.
Bisogna "vivere per raccontarla" scriveva il vecchio Gabriel Garcia Marquez. E lui di storie se ne intendeva.
Sono passati quaranta anni. Non c'è più quella piccola scala di legno, non c'è più quella casa. La vecchia Singer ha smesso di cucire e da molti anni non sento il suono della voce di mia madre.
C'è una nuova voce, quella di una bambina, che la sera nel suo lettino dice: "Papà, mi racconti una storia?".
Scusate. Devo ripartire.